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Principi di fede ebraica
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top
(ebraico)

«

שְׁמַע יִשְׂרָאֵל יְהוָה אֱלֹהֵינוּ יְהוָה אֶחָד

/

Sh'ma Yisra'el YHWH Eloheinu YHWH Eḥad

»

(italiano)

«Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno»


Gli mwcwEbrei hanno mwda10 comandamenti e mwdq613 precetti. I principi di fede ebraica non esistono formalmente nell'mwdgebraismo, come invece viene data una definizione in altre mwdwreligioni monoteiste, per esempio nel mweacristianesimo.

Sebbene gli ebrei e i capi religiosi condividano un nucleo di principi mwegmonoteistici, e ci siano molti principi fondamentali citati nel mwewTalmud per definire l'Ebraismo (spesso per quello che l'Ebraismo non è), non sussiste una formulazione tradizionale di principi di fede che siano o debbano essere riconosciuti da tutti gli mwfaebrei osservanti.

Contents

Storia
Note

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Storia

Nel corso dei secoli sono apparse svariate formulazioni di credenze ebraiche, e si dibatte tuttora sul numero di principi di base che esistono. mwgaRabbi mwgqJoseph Albo, per esempio, nel suo mwggSefer Ha-Ikkarim conta tre principi di fede, invece mwgwMaimonide ne elenca tredici. Mentre alcuni rabbini successivi hanno tentato di conciliare le differenze, sostenendo che i principi di Maimonide sono compresi nella lista molto più breve di Albo, le liste alternative fornite da altre autorità rabbiniche medievali sembrano indicare un certo livello di mwhatolleranza per prospettive teologiche varianti.

I vari principi che sono stati enumerati nel corso dei secoli passati, acquisiscono importanza secondo quella impartita loro dalla fama ed erudizione dei rispettivi autori, dato che tali principi diverrebbero più autorevoli solo se promulgati da profezia diretta, che si ritiene conclusa verso il IV o V secolo mwhga.e.v.. L'autorità centrale nell'Ebraismo non è investita in una persona o gruppo specifici – sebbene il mwhwSinedrio, la corte suprema ebraica, potrebbe adempiere al ruolo quando fosse ristabilito – ma negli mwiascritti sacri dell'Ebraismo, le sue leggi e tradizioni. L'Ebraismo afferma l'esistenza e l'unicità di mwiqDio e sottolinea il compimento di opere o comandamenti insieme all'adesione ad un rigoroso sistema di credenze. In contrasto con le tradizioni come il mwigCristianesimo, che richiedono un'identificazione più esplicita di Dio, la mwiwfede nell'Ebraismo richiede di onorare Dio attraverso un continuo confronto con l'identità divina.

L'mwjqEbraismo Ortodosso ha evidenziato una serie di principi fondamentali nei suoi programmi educativi, soprattutto la convinzione che esiste un mwjgDio unico, mwjwonnisciente e mwkatrascendente, che mwkqha creato l'universo e continua ad interessarsene. L'Ebraismo tradizionale sostiene che Dio ha stabilito un'mwkgalleanza con gli mwkwebrei sul mwlaMonte Sinai e ha rivelato loro le sue leggi e mwlqcomandamenti, sotto la forma della mwlgmwlwTōrāh. Nell'mwmaebraismo rabbinico, la Torah comprende sia quella mwmqscritta (come ad esempio il mwmgPentateuco ma generalmente tutto il mwmwTanakh) che una tradizione di legge mwnaorale, in gran parte codificata in successive mwnqscritture sacre, come ad esempio il mwngTalmud ed il mwnwMidrash.

Tradizionalmente, la pratica e osservanza dell'Ebraismo si concentra sullo mwoqstudio della Torah ed il rispetto di tali leggi e comandamenti. Nell'Ebraismo normativo, la Torah e quindi la legge ebraica stessa è immutabile, ma l'interpretazione della legge è più aperta. Lo studio e la comprensione della legge vengono considerati una mwogmwowmitzvah (comandamento).

I concetti fondamentali

Il monoteismo

L'Ebraismo si basa su un rigoroso mwpwmonoteismo unitario e la credenza in un solo mwqaDio mwqqindivisibile. La mwqgmwqwShemà Israel, una della mwrapreghiere ebraiche più importanti, racchiude in se stessa la natura monoteistica dell'Ebraismo: "Ascolta, Israele, il mwrqSignore è il nostro Dio, il mwrgSignore è Uno".cite-ref-louisjacobs-1-0[1]

"L'Ebraismo rigetta enfaticamente qualsiasi concetto di pluralità che riguardi Dio"cite-ref-2[2] esplicitamente refutando il mwuapoliteismo, mwuqdualismo e mwugtrinitarianismo, che sono "incompatibili col monoteismo come inteso dall'Ebraismo". L'unità di Dio è affermata innumerevoli volte nella tradizione ebraica. È il secondo dei mwuw13 principi di fede di Maimonide, e sempre mwvaMaimonide scrive in mwvqmwvgYad, mwvwYesode Ha-Torah 1.7, che "Questo Dio è Uno, non due o più di due, ma Uno l'unità del Quale è differente da tutte le altre unità che esistono. Egli non è uno come genere, che contiene molte specie, è uno. Né è Egli uno come corpo, contenente parti e dimensioni, è uno. Ma la Sua è un'unità della quale non esiste altra in nessun luogo".cite-ref-louisjacobs-1-1[1]

Nella tradizione ebraica, concezioni dualistiche e trinitarie di Dio sono generalmente indicate come mwxqShituf ("associazione"),cite-ref-3[Nota 1] vale a dire una credenza errata, ma non mwygidolatra.

Dio creatore dell'universo

Gli ebrei credono che Dio sia il mwzqcreatore dell'universo. Tuttavia gli ebrei non credono in un'interpretazione letterale della narrativa creazionista del mwzgGenesi, e l'Ebraismo non sta in contraddizione tramite discussioni, quindi non ancora affrontate apertamente, col modello scientifico che pone l'mwzwetà dell'universo a circa 13,75 miliardi di anni. Il mwaafilosofo mwaqNorbert Samuelson scrive: "... la questione della data dell'universo non è mai stata un problema per la filosofia ebraica, anche perché tale filosofia... non ha mai considerato il significato letterale della Bibbia come il suo significato rivelato, vero."cite-ref-4[3] Il rabbino mwbgMarc D. Angel scrive che "esiste una riluttanza generale nella tradizione ebraica a speculare sugli aspetti mwbwmetafisici della creazione":

«L'affermazione importante dell'Ebraismo è che Dio ha veramente creato il mondo; il processo evolutivo non è semplicemente avvenuto di per se stesso, ma è stato messo in moto da Dio.

Quando la Bibbia parla di Dio che ha creato il mondo in sei giorni, lo dice figurativamente. La parola

yom

(giorno) nella storia della creazione non può riferirsi ad un giorno di ventiquattro ore. Dopotutto, il sole stesso non venne creato fino al quarto "giorno", è quindi impossibile asserire che i primi tre "giorni" furono giorni come li definiamo noi. Un modo più appropriato di comprendere la storia della creazione è che Dio creò l'universo in sei fasi, e ognuna di queste fasi può essere durata milioni di anni, o ventiquattro ore, o istanti. In breve, l'Ebraismo insiste che Dio ha creato il mondo, che l'ha creato in fasi, e che continua a regolare l'universo che ha creato. I dettagli specifici del procedimento creativo non sono centrali nel pensiero ebraico.

»

mwdgMoshe ben Maimon scrive che "per virtù dell'esistenza del Creatore ogni cosa esiste"cite-ref-6[5] e sostiene nella sua mwewmwfaGuida dei Perplessi (2:13) che "il mwfqtempo stesso fa parte della creazione" e che quindi, "quando Dio viene descritto come esistente prima della creazione dell'universo, la nozione di tempo non deve essere intesa nel suo senso normale." Il mwfgfilosofo del mwfwXV secolo mwgaJoseph Albo asseriva similmente nel suo mwgqSefer ha-Ikkarim che ci sono due tipi di tempo: "Il tempo misurato, che dipende dal moto, e il tempo nell'astratto": quest'ultimo non ha origine ed è "lo spazio infinito del tempo prima che l'universo fosse creato". Albo sosteneva che "sebbene sia difficile concepire Dio come esistente in tale durata, è anche difficile immaginare Dio fuori dello spazio". Altri scrittori ebrei sono giunti ad una conclusione differente, come per esempio lo studioso del mwgwXIII secolo mwhaBahya ben Asher, e lo studioso del mwhqXVI secolo mwhgMoses Almosnino, come anche l'insegnante mwhwchassidico del mwiaXVIII secolo mwiqNachman di Breslov, che espresse l'idea - simile a quella espressa dallo scrittore mwigneoplatonico mwiwBoezio - che Dio "vive nell'eterno presente" e mwjatrascende o è al di sopra del tempo.cite-ref-7[6]

Natura di Dio

La credenza ebraica è che Dio sia mwngeterno, "senza inizio e senza fine", un principio affermato in numerosi passi biblici. I rabbini insegnavano un concetto "letteralmente ... davvero semplice" dell'eternità di Dio: che "Dio è eterno, ma non è dato all'uomo di esplorare il significato completo di questa idea" e così "non ci si può, quindi, aspettare di trovare nella mwnwletteratura rabbinica qualcosa di simile ad un esame dettagliato di cosa si intenda per l'eternità divina". Una famosa dichiarazione nella mwoaMishnah sui tentativi di "squarciare il velo", asserisce: "Chi riflette su [queste] quattro cose, sarebbe meglio per lui che non fosse venuto al mondo: "Cosa c'è al di sopra? Cosa c'è sotto? Cosa c'è davanti? Cosa c'è dopo?"cite-ref-8[7]

L'opinione tradizionale ebraica è che Dio sia mwpgonnipotente, mwpwonnisciente e infinitamente mwqabuono.cite-ref-clark-9-0[8]cite-ref-louisjacobs-a-10-0[9]

Tuttavia, diversi pensatori ebraici hanno proposto un "Dio finito", a volte come risposta al mwsgproblema del male e l'idea del mwswlibero arbitrio. mwtaLouis Jacobs scrive che i pensatori ebrei moderni come Levi Olan, riecheggiando alcuni scrittori classici ebraici, come il mwtgtalmudista del mwtwXIV secolo mwuaGersonide, hanno "pensato a Dio come limitato dalla Sua stessa natura cosicché, mentre Egli è infinito sotto certi aspetti, è finito in altri", il che fa riferimento al concetto, presente nelle fonti classiche, che "esiste una materia primordiale informe coesistente con Dio da tutta l'eternità, su cui Dio deve operare, e che Dio conosce solo il futuro in senso generale, ma non come le singole persone esercitano la propria scelta".cite-ref-louisjacobs-a-10-1[9] In tema di mwvqonniscienza e libero arbitrio, Jacobs scrive che nel periodo medievale, tre punti di vista vennero proposti: quello di mwvgMaimonide, che asserì che Dio ha prescienza e l'uomo è libero; quello di Gersonide, che scrisse che l'uomo è libero e di conseguenza Dio non ha una conoscenza completa, e quello di mwvwHasdai Crescas, che ha scritto in mwwamwwqOr Adonai che Dio ha prescienza completa e quindi Dio non è veramente libero.cite-ref-louisjacobs-a-10-2[9]

Numerosi scrittori ebrei hanno affrontato la questione della mwxwteodicea: se e come Dio sia onnipotente e infinitamente buono, data l'esistenza del male nel mondo, in particolare l'mwyaOlocausto (mwyqmwygShoah). Lo studioso veterotestamentario Jon Levenson sostiene che la dottrina dell'onnipotenza non concede la "dovuta importanza alle forze formidabili di resistenza e contrasto che si oppongono alla creazione" (come lo stato primordiale del mwzacaos esistente prima della creazione) e "ciò porta a trascurare il ruolo dell'umanità nel formare e determinare l'ordine del mondo.cite-ref-clark-9-1[8] mw0qHans Jonas ha proposto il "mito ipotetico" che "Dio 'abbia scelto' in origine di mw0gconcedersi la possibilità e il rischio e la varietà infinita del divenire, entrando così nell'avventura dello spazio nel tempo." Jones ha espresso il parere che "Dio non crea il mondo con un mw0wfiat (sebbene Dio lo crei), ma lo governa introducendolo a nuove possibilità di divenire. Jonas, che è stato influenzato dall'mw1aesperienza dell'Olocausto, crede che Dio sia onnipresente, ma non "a tutti gli effetti atemporale, impassibile, immutabile e onnipotente in assoluto."cite-ref-clark-9-2[8]

Gran parte dell'Ebraismo classico considera Dio quale mw2gdivinità mw2wpersonale. mw3aRabbi Samuel S. Cohon ha scritto che "Dio, come concepito dall'Ebraismo, non è solo la Causa Prima, la Potenza Creativa e la Ragione del Mondo, ma anche il Padre vivente e amorevole degli Uomini. Egli non è solo cosmico ma anche personale .... Il monoteismo ebraico concepisce Dio in termini di carattere definito o di personalità, mentre il panteismo afferma una visione di Dio come impersonale." Ciò è dimostrato dalla mw3qliturgia ebraica, come nell'mw3ginno mw3wAdon Olam, che include una "affermazione fiduciosa" che "Egli è il mio Dio, il mio Dio vivente ... Che ascolta e risponde".cite-ref-samuel-11-0[10] mw5aEdward Kessler scrive che la mw5qBibbia ebraica "attesta un incontro con un Dio che ama con passione e che confronta l'umanità nei momenti tranquilli della sua esistenza." Il mw5gRabbino Capo mw5wbritannico mw6aJonathan Sacks suggerisce che Dio "non è lontano nel tempo o distaccato, ma appassionatamente impegnato e presente".cite-ref-edwardkessler-12-0[11] È importante notare che "il predicato 'personale' applicato a Dio" non vuol dire che Dio è corporeo o mw7qantropomorfo, idea che l'Ebraismo ha sempre respinto; ma piuttosto, "personalità" non si riferisce alla fisicità, ma "all'essenza interiore, psichica, razionale e morale."cite-ref-samuel-11-1[10] Sebbene la maggior parte degli mw8gebrei creda che Dio può essere "sentito", si accetta tuttavia che "Dio non può essere compreso", perché "Dio è completamente diverso dal genere umano" (come dimostrato nella risposta che Dio dà a mw8wMosè quando questi chiede il nome di Dio: "mw9aIo Sono Colui Che È";cite-ref-13[Nota 2] Tutte le dichiarazioni antropomorfe su Dio "si intendono come metafore linguistiche, altrimenti sarebbe del tutto impossibile parlare di Dio."cite-ref-edwardkessler-12-1[11]

Anche se il concetto dominante dell'Ebraismo è che Dio sia mw-gpersonale, esiste una "corrente alternativa di tradizione esemplificata da ... Maimonide" che, insieme a diversi altri filosofi ebrei, ha respinto l'idea di un Dio personale, il che riflette la sua convinzione nella mw-wteologia negativa: l'idea che Dio può essere descritto soltanto da ciò che Dio non è.cite-ref-edwardkessler-12-2[11] Anche Rabbi mwaqqMordecai Kaplan, che ha sviluppato l'mwaquEbraismo ricostruzionista e insegnato al mwaqyJewish Theological Seminary mwaqcconservatore, ha refutato l'idea di un Dio personale, sostenendo invece il concetto di Dio "come forza, simile alla mwaqggravità, insito nella struttura stessa dell'universo", affermando inoltre che, "poiché l'universo è costruito in modo da permetterci di ottenere la felicità personale e la solidarietà comunitaria quando agiamo moralmente, ne consegue che vi è una forza morale nell'universo; questa forza è ciò che i Costruzionisti intendono come Dio", anche se alcuni Ricostruzionisti dopotutto credono in un Dio personale.cite-ref-14[12] Secondo Joseph Telushkin e Morris N. Kertzer, "il rifiuto razionalista [da parte di Kaplan] del concetto tradizionale ebraico di Dio ha esercitato una forte influenza su molti rabbini conservatori e riformatori, portando molti a smettere di credere in un Dio personale."cite-ref-15[13] L'indagine della mwariNational Survey of Youth & Religion del 2002-2003 e 2007-2008, indica che circa un terzo dei giovani ebrei americani crede "non in un Dio personale, ma in una forza cosmica vitale impersonale".cite-ref-16[14]

La preghiera

L'Ebraismo ha spesso enfatizzato un monoteismo rigoroso e l'"esclusività della divinità" e la mwaropreghiera diretta a Dio; riferimenti ad mwarsangeli o altri intermediari non sono in genere considerati nella liturgia ebraica o nei libri di preghiera (mwarwsiddur). Il quinto principio di mwar0Maimonide afferma che "il Creatore, sia benedetto il Suo Nome, è il solo a cui è giusto pregare e che non è giusto pregare ad altri che a Lui", e questo è spesso interpretato come una dichiarazione che "non si può pregare nessun altro o nessun'altra cosa. Questo principio insegna che Dio è Dio ed è l'unico che si può servire e lodare ... non è quindi corretto servire (angeli, stelle o altri elementi) o renderli intermediari per avvicinarci a Dio".cite-ref-17[15]

Tuttavia, la letteratura mwasmtalmudica fornisce alcune prove di preghiera ebraica ad angeli e altri intermediari a partire dal mwasqI secolo dell'mwasuera volgare (e.v.), ed esistono diversi esempi di preghiera post-talmudica, tra cui un noto mwasymwascpiyyut (inno liturgico) intitolato "Custodi della Misericordia" recitato prima e dopo mwasgRosh haShanah nelle mwaskSelichot (preghiere penitenziali ebraiche).cite-ref-18[16]

Il messia

L'Ebraismo riconosce un mwatialdilà, ma non ha un modo unico o sistemico di pensare alla vita dopo la morte. L'Ebraismo pone la sua enfasi principale su mwatmOlam HaZehcite-ref-19[Nota 3] (questo mondo), piuttosto che mwatgmwatk'Olam Ha-Ba (il mondo a venire), e "le speculazioni sul Mondo a Venire sono marginali nell'Ebraismo tradizionale".cite-ref-marcangel-20-0[17] Nel mwat4mwat8Pirkei Avot (Etica dei Padri), si dice che "un'ora di penitenza e di buone azioni in questo mondo sono meglio di tutta la vita del mondo a venire; ma un'ora di serenità spirituale nel mondo a venire è meglio di tutta la vita di questo mondo", che riflette sia la concezione dell'importanza della vita sulla Terra che quella del ristoro spirituale concesso ai giusti nel mondo a venire.cite-ref-marcangel-20-1[17]

Gli ebrei respingono l'mwauuidea che Gesù di Nazaret sia il mwauyMessia e asserisce che il mwaucMessia non è ancora giunto. Nel corso di tutta la storia ebraica ci sono stati un certo numero di mwaugfalsi messia, tra cui in particolare mwaukSimon Bar Kokheba e mwauoSabbatai Zevi, i cui seguaci erano conosciuti come mwaussabbatiani.cite-ref-eugene-21-0[18]

Il dodicesimo dei 13 principi di fede mwavemaimonidei afferma: "Credo con fede assoluta nella venuta del mwavimessia (mwavmmashiach) e, anche se dovesse tardare, pur tuttavia attendo ogni giorno la sua venuta." Gli ebrei ortodossi ritengono che un futuro messia ebreo (il mwavqMashiach, "l'unto") sarà un re che governerà il popolo ebraico in modo indipendente e secondo la legge ebraica. In una visione tradizionale, il Messia veniva inteso come discendente umano di mwavuRe Davide (cioè, della Stirpe di Davide).cite-ref-eugene-21-1[18]

L'Ebraismo liberale e quello Riformato non credono nell'arrivo di un messia umano che riunisca letteralmente gli ebrei nella mwavwTerra d'Israele e causi la mwav0risurrezione fisica dei morti. Gli ebrei riformati invece si concentrano su un'età futura - il mwav4Mondo a venire - nel quale si realizzi un mondo perfezionato di giustizia e di misericordia.cite-ref-eugene-21-2[18]

Le scritture sacre

La mwawsBibbia ebraica o mwawwmwaw0Tanakh è il mwaw4canone mwaw8scritturale mwaxaebraico e la fonte centrale della mwaxeLegge giudaica. La parola è un mwaxiacronimo formato dalle mwaxmlettere ebraiche iniziali ("TKN") delle tre suddivisioni tradizionali della mwaxqBibbia: La mwaxuTorah ("Insegnamento", noto anche come i mwaxgCinque Libri di Mosè o mwaxkmwaxoPentateuco), i mwaxsNeviim ("Profeti") e i mwax4Ketuvim ("Scritti").cite-ref-peter-22-0[19] Il Tanakh contiene 24 libri in tutto; la sua versione più autorevole è il mwayuTesto masoretico. Tradizionalmente, si afferma che il testo del Tanakh sia stato consolidato dal mwayyConcilio di Jamnia nel mwayc70 mwayge.v., sebbene ciò sia incerto.cite-ref-peter-22-1[19] Nell'Ebraismo, il termine "mway0Torah" si riferisce non soltanto ai mway4Cinque Libri di Mosè, ma anche a tutte le Scritture ebraiche (l'insieme del mway8Tanakh) e le istruzioni mwazaetiche e morali dei mwazerabbini (la mwaziTorah Orale).cite-ref-christopherhugh-23-0[20]

Oltre al Tanakh, esistono altre due tradizioni testuali nell'Ebraismo: la mwazgMishnah (mwazktrattati che esplicano la mwazoLegge ebraica) e il mwazsTalmud (commentario della Mishnah e Torah). Entrambi sono codifiche e redazioni della tradizione orale ebraica e le opere più importanti dell'Ebraismo rabbinico.cite-ref-christopherhugh-23-1[20]cite-ref-24[Nota 4]

Il mwaauTalmud si compone del mwaayTalmud babilonese (prodotto a Babilonia verso il mwaac600 mwaage.v.) e del mwaakTalmud di Gerusalemme (prodotto in mwaaoTerra d'Israele verso il mwaas400 e.v.) Il Talmud babilonese è il più esteso dei due ed è considerato il più importante.cite-ref-jacobneusner-25-0[21] Il Talmud è una riproposta della Torah mediante "profonda analisi e argomentazione" con "dialogo prolungato e dibattito" tra saggi rabbinici. Il Talmud consiste della mwabaMishnah (codice legale) e della mwabeGhemara (mwabiaramaico: "imparare"), che è l'analisi e il commento della prima.cite-ref-jacobneusner-25-1[21] mwabcRabbi mwabgAdin Steinsaltz scrive che "Se la Bibbia è la pietra angolare dell'Ebraismo, il Talmud ne è il pilastro centrale ... Nessun'altra opera ha avuto una simile influenza sulla teoria e la pratica della vita ebraica, plasmandola" e sostiene:cite-ref-adinsteinsaltz-26-0[22]

«Il Talmud è depositario di migliaia di anni di saggezza ebraica, e la legge orale, che è così antica e importante come la legge scritta (la Torah), si esprime in essa. Si tratta di un conglomerato di legge, leggenda e filosofia, una miscela di logica unica e acuto pragmatismo, di storia e scienza, aneddoti e umorismo ... Sebbene il suo obiettivo principale sia quello di interpretare e commentare un libro di legge, è allo stesso tempo un'opera d'arte che va al di là della legislazione e della sua applicazione pratica. E anche se il Talmud è tuttora la fonte primaria della Legge ebraica, non può essere citato come autorità ai fini di un giudizio ...

Anche se basato sui principi della tradizione e sulla trasmissione di autorità da generazione a generazione, è senza pari nel suo desiderio di ricercare e riesaminare le convenzioni e le opinioni esistenti e per sradicarne le cause sottostanti. Il metodo talmudico di discussione e dimostrazione cerca di approssimare la precisione matematica, ma senza ricorrere a simboli matematici o logici.

... il Talmud è l'incarnazione del grande concetto mitzvat talmud Torah - il dovere positivo religioso di studiare Torah, di acquisire conoscenza e saggezza, studio che è fine a se stesso e propria ricompensa.cite-ref-adinsteinsaltz-26-1[22

La parola di Mosè

Gli ebrei mwacwortodossi e mwac0conservatori ritengono che le profezie di mwac4Mosè siano vere; egli è ritenuto il capo di tutti i profeti, anche di quelli che sono venuti prima e dopo di lui. Questa convinzione è stata espressa da mwac8Maimonide, il quale ha scritto che "Mosè era superiore a tutti i profeti, sia che lo abbiano preceduto o sorti successivamente. Mosè raggiunse il livello umano più alto possibile. Ebbe una percezione di Dio ad un livello che ha superato ogni essere umano che sia mai esistito .... Dio ha parlato a tutti gli altri profeti per mezzo di un intermediario. Solo Mosè non ne ebbe bisogno; questo è ciò che la Torah intende quando Dio dice "da bocca a bocca, parlerò con lui". Il grande filosofo ebreo mwadaFilone d'Alessandria definisce questo tipo di profezia come livello straordinariamente elevato di comprensione filosofica, raggiunto da mwadeMosè e che gli ha permesso di scrivere le mwadimwadmTōrāh tramite una sua propria deduzione razionale della legge naturale. Maimonide, nei suoi mwadqmwaduCommentario alla Mishnah (prefazione al capitolo "Chelek", trattato mwadymwadcSanhedrin) e mwadgmwadkMishneh Torah (nelle Leggi delle fondamenta della Torah, cap. 7), descrive un simile concetto di profezia, e dal momento che una voce che non ha avuto origine da un corpo non può esistere, la conoscenza di mwadoMosè si basò sulle sue alte concezioni filosofiche. Tuttavia, ciò non implica che il testo della Torah debba essere inteso letteralmente, come asserisce il mwadsCaraismo. La tradizione rabbinica sostiene che Dio trasmise non solo le parole della Torah, ma anche il significato della Torah. Dio diede le regole su come le leggi dovevano essere comprese ed applicate, e queste sono state tramandate da una tradizione orale. Tale legge orale è stata tramandata di generazione in generazione e, infine, messa per iscritto quasi 2000 anni dopo, nella mwadwMishnah e i due mwad0Talmud.

Per gli mwad8ebrei riformati, la profetizzazione di Mosè non è il più alto grado di profezia; piuttosto essa è stata la prima di una lunga catena di rivelazioni progressive in cui l'uomo ha gradualmente cominciato a capire sempre meglio la volontà di Dio. Come tali, i riformati sostengono, le leggi di mwaeaMosè non sono più vincolanti ed è la generazione attuale che deve valutare ciò che Dio vuole. Questo principio è rifiutato dalla maggior parte degli mwaeeebrei ricostruzionisti, ma per un motivo diverso: la maggior parte sostiene infatti che mwaeiDio non è un essere con volontà – affermano quindi che nessuna volontà può essere rivelata.

La Torah

La mwaeymwaecTōrāh è composta da 5 libri chiamati in mwaegitaliano mwaekmwaeoGenesi, mwaesEsodo, mwaewLevitico, mwae0Numeri e mwae4mwae8Deuteronomio. Essi raccontano la mwafaStoria degli Ebrei e contengono anche i comandamenti che gli ebrei devono osservare.

L'Ebraismo rabbinico sostiene che la mwafimwafmTōrāh esistente tuttora sia la stessa che fu data a Mosè da Dio sul mwafqMonte Sinai. mwafuMaimonide spiega: "Non sappiamo esattamente come la Torah sia stata trasmessa a Mosè. Ma quando fu trasmessa, Mosè l'ha semplicemente scritta come un segretario scrive sotto dettatura .... [Così] ogni versetto della Torah è ugualmente santo, poiché tutti provengono da Dio, e sono tutti parte della Torah di Dio, che è perfetta, santa e vera."

Gli ebrei mwafcmwafgharedi in generale credono che la Torah oggi non sia diversa da quella che è stata data da Dio a Mosè, con solo i più infinitesimali errori di trascrittura. Molti altri mwafkebrei ortodossi indicano che nel corso dei millenni, alcuni errori di trascrittura sono stati riscontrati nel testo della Torah. Essi rilevano che i mwafomasoreti (VII-X secolo) ebbero a confrontare tutte le varianti conosciute della Torah al fine di creare un testo definitivo. Tuttavia, anche in base a questa posizione che sostiene che i rotoli in possesso degli ebrei oggi non sono perfetti alla lettera, sono comunque e certamente il mwafsmwafwtextus receptus della Torah in parole perfette, divinamente rivelate a Mosè. In effetti il consenso dell'autorità rabbinica ortodossa pone questa credenza nella natura verbalmente perfetta del mwaf0rotolo della Torah come una condizione prerequisito non negoziabile per l'adesione all'ortodossia ebraica.

Ci sono tuttavia, anche in moderni ambienti ortodossi, alcuni rabbini (ad esempio, il professor mwaf8Marc Shapiro) che indicano numerose fonti rabbiniche di epoca mwagatalmudica, post-talmudica e mwagemedievale che sostengono che ci sono stati alcuni cambiamenti al testo, tra cui passi interi, e che furono fatti deliberatamente durante l'era mishnaica, e anche durante il periodo del mwagiPrimo Tempio. Il professor Shapiro elenca i numerosi rabbini medievali che discutono le modifiche e le aggiunte che verificarono durante il periodo di mwagmEsdra lo mwagqScriba, nella sua opera mwaguThe Limits of Orthodox Theology: Maimonides' Thirteen Principles Reappraised (I limiti della teologia ortodossa: mwagyi tredici principi di Maimonide rivalutati).cite-ref-27[23]

I mwahqNevi'im, i libri dei mwahuprofeti, sono considerati divini e veri. Ciò non implica che siano sempre letti letteralmente: la tradizione ebraica ha sempre mantenuto che i profeti usassero mwahymetafore e mwahcanalogie, e perciò esistono molti commentari che spiegano ed elucidano i brani metaforici.

Torah Orale

Molti mwahoebrei ortodossi reputano la Torah scritta e la Torah orale come la stessa che Mosè ha insegnato, a tutti gli effetti. Gli mwahsebrei conservatori tendono a credere che gran parte della Legge orale sia divinamente ispirata, mentre gli mwahwebrei riformati e mwah0ricostruzionisti ebrei tendono a vedere tutta la Legge orale come una creazione del tutto umana. Tradizionalmente, il movimento riformato afferma che gli ebrei fossero obbligati ad obbedire i comandamenti mwah4etici, ma non quelli rituali, anche se oggi molti ebrei riformati hanno adottato molte pratiche rituali tradizionali. Gli mwah8ebrei caraiti tradizionalmente considerano autorevole la Torah scritta, ma considerano la Legge orale, solo come una possibile interpretazione della Torah scritta. La maggior parte degli mwaiaebrei ortodossi moderni concordano sul fatto che, mentre certe leggi all'interno della Legge orale sono stati date a Mosè, la maggior parte delle leggi talmudiche sono derivate organicamente dai rabbini delle epoche mishnaica e talmudica.

La relazione di Dio con l'uomo

L'Ebraismo si concentra maggiormente su come Dio definisca l'uomo, piuttosto che su come si definisca Dio. Vi è quindi una particolare attenzione su ciò che l'uomo debba essere o fare, più che precisare le credenze teologiche.

«Chiesero al Rabbi di Ger: “Sta scritto: Έ Israele vide la grande “mano”’, e poi sta scritto: ’Ed essi credettero al Signore e a Mosè, suo servo’. Perché è detto questo? Soltanto fino a che non si ’vede’ ancora ci si può domandare se si crede”. Egli rispose: “Voi sbagliate. È proprio soltanto allora che vien posta la vera domanda. Vedere la grande “mano” non rende superflua la fede. Soltanto allora ci si accorge che cosa significhi non averla; soltanto allora si sente come si abbia bisogno di essa. Soltanto alla vista della grande “mano” comincia la fede in ciò che non si può vedere”»

(da “I racconti dei Chassidim”, di Martin Buber)

Nella religione ebraica “Dio è verità” (preghiera ebraica dello “mwaiuShema”). Allora quindi il legame di fede con Dio non verte soltanto sulla certezza della sua esistenza e della conoscenza della sua sapienza tramite la rivelazione ma appunto anche nella coscienza di sé in quanto fedele e la fede è ciò da cui si inizia: “Se non fossi io per me?” “…e, se non ora, quando?” Ed mwaiyHillel diceva: “Se io fossi per me solo, che sono?” (“mwaicPirkei Avot”)

Si nasce con la tendenza a fare sia il bene che il male

L'Ebraismo afferma che le persone nascono sia con una mwaiomwaisyetzer ha-tov (יצר הטוב), un'inclinazione o impulso a fare il bene, sia con una mwaiwyetzer hara (יצר הרע), un'inclinazione o impulso a fare il male. Queste frasi rispecchiano il concetto che "in ogni persona esistono nature opposte continuamente in conflitto tra di loro" e sono citate molte volte nella tradizione rabbinica.cite-ref-28[24]

Così gli esseri umani hanno il mwajilibero arbitrio e possono scegliere il percorso di vita che desiderano. I rabbini riconoscono anche un valore positivo nella mwajmyetzer hara: senza mwajqyetzer hara non ci sarebbe civiltà o altri prodotti del lavoro umano. mwajuMidrash (mwajyBereshit Rabbah 9:7)cite-ref-29[Nota 5] afferma: "Senza l'inclinazione al male, nessuno avrebbe figli, costruirebbe case, o farebbe una carriera". L'implicazione è che mwajsyetzer ha-tov e mwajwyetzer hara siano meglio comprese non solo come categorie morali di bene e male, ma come conflitto insito nell'uomo tra orientamenti altruisti ed egoisti.

L'Ebraismo riconosce due classi di "mwaj4peccato": offese contro le persone e offese contro Dio. Le offese contro Dio vengono considerate come violazioni del patto (l'mwaj8alleanza tra Dio e i mwakaFigli di Israele). Un'opera rabbinica classica, mwakeAvoth de-Rabbi Natan,cite-ref-30[Nota 6] narra: "Una volta, quando Rabban Yochanan ben Zakkai stava passeggiando a mwakyGerusalemme con Rabbi Yehosua, arrivarono presso le rovine del mwakcTempio di Gerusalemme. "Guai a noi," esclamò Rabbi Yehosua, "poiché questo edificio dove si mwakgespiavano i peccati di Israele ora giace in rovina!" Rabban Yochanan rispose, ""Abbiamo un'altra fonte di espiazione altrettanto importante, la pratica di mwakkgemiluth ḥasadim (gentilezza amorevole=amore), come si legge: "Voglio l'amore e non il sacrificio" (mwakoOsea 6.6cite-ref-31[25]). Inoltre, il mwak8Talmud babilonese insegna che "sia Rabbi Yochanan che Rabbi Eleazar spiegano che, fintanto che il Tempio esisteva, l'altare espiava per Israele, ma ora la propria tavola espia [quando i poveri sono invitati come ospiti]" (Talmud, Trattato mwalaBerachoth 55a). Allo stesso modo, la liturgia dei "Giorni di timore reverenziale" (le grandi mwalefeste ebraiche, cioè mwaliRosh haShanah e mwalmYom Kippur) afferma che mwalqpreghiera, mwalupentimento e mwalymwalczedaqah espiano il peccato.

L'Ebraismo rifiuta la credenza del "mwalkpeccato originale". Sia l'Ebraismo antico che quello moderno insegnano che ogni persona è responsabile delle proprie azioni. Tuttavia, l'esistenza di una qualche "innata peccaminosità in ogni essere umano è stata discussa" sia in fonti bibliche (mwaloGenesi mwals8.21cite-ref-32[26], mwamaSalmi mwame51.5cite-ref-33[27]) e post-bibliche.cite-ref-edwardkessler-a-34-0[28] Alcune fonti mwamoapocrife e mwamspseudepigrafiche esprimono pessimismo sulla natura umana ("Un granello di mal seme fu seminato nel cuore di Adamo dall'inizio") e il mwamwTalmud (mwam0mwam4Avodah Zarah 22b) presenta un passaggio inusuale che mwam8Edward Kessler descrive come segue: "il Serpente ha sedotto mwanaEva in mwaneparadiso e l'ha impregnata di mwaniabiezione spirituale e fisica, che è stata tramandata da una generazione all'altra", ma la rivelazione del mwanmSinai e il dono della mwanqmwanuTōrāh ha purificato Israele.cite-ref-edwardkessler-a-34-1[28] Kessler afferma inoltre: "Anche se è evidente che la fede in una qualche forma di peccato originale esisteva nell'Ebraismo, non divenne insegnamento tradizionale, né fissato dogmaticamente", ma è rimasto ai suoi margini.cite-ref-edwardkessler-a-34-2[28]

Ricompensa e punizione

Il punto di vista ebraico dominante è che mwaoaDio premierà coloro che osservano i Suoi comandamenti e punirà coloro che li trasgrediscono intenzionalmente. Esempi di premi e punizioni sono descritti in tutta la mwaoeBibbia e in tutta la letteratura rabbinica classica (cfr. mwaoimwaomLibero arbitrio). La comprensione comune di questo principio è accettato dalla maggioranza degli ebrei Ortodossi e Conservatori e da molti Riformati, ma è generalmente respinta dai Ricostruzionisti.cite-ref-35[29]

La Bibbia contiene riferimenti a mwaokmwaooSheol, letteralmente "tenebre", come la destinazione comune dei morti, che può essere paragonato all'mwaosAde delle religioni antiche. Nella tradizione posteriore il termine viene interpretato sia come mwaowInferno o come espressione letteraria della morte o della tomba in generale.

Secondo certi passi mwapqaggadici del mwapuTalmud, Dio giudica chi ha osservato i suoi comandamenti e chi non li ha osservati e in quale misura. Coloro che non "passano l'esame", vanno in un luogo di purificazione (a volte indicato come mwapyGehinnom,cite-ref-36[Nota 7] cioè l'Inferno, ma più simile al mwapsPurgatorio cristiano) per "imparare la lezione". Non vi è, di solito, dannazione eterna. La maggioranza delle anime vanno in tale luogo di espiazione per un periodo limitato di tempo (meno di un anno). Alcune categorie vengono citate come non aventi "alcun ruolo nel mwapwmondo a venire", ma questo sembra significare annientamento, piuttosto che un'eternità di tormenti.

Filosofi razionalisti, come mwap4Maimonide per esempio, credevano che Dio in realtà non concedesse premi e punizioni in quanto tali. In questa prospettiva, si trattava di credenze necessarie alle masse per mantenere una società strutturata e incoraggiare l'osservanza dell'Ebraismo. Tuttavia, una volta che uno imparava la Torah correttamente, allora poteva poi imparare le verità superiori. Secondo questa concezione, la natura della ricompensa è che se una persona ha perfezionato il suo intelletto al massimo grado, allora la parte del suo intelletto che si collega a Dio - con l'mwap8intelletto agente - verrebbe immortalata e godrebbe della "Gloria della Presenza" per tutta l'eternità. La punizione sarebbe semplicemente che ciò non accadrebbe; nessuna parte del proprio intelletto verrebbe immortalata con Dio (cfr. "mwaqaLa Divina Provvidenza nel pensiero ebraico").

La mwaqiCabala ebraica (la mwaqmtradizione mistica dell'mwaqqEbraismo) contiene ulteriori elaborazioni, anche se alcuni ebrei non le considerino autorevoli. Ad esempio, la Cabala ammette la possibilità di mwaqureincarnazione, cosa che è generalmente respinta dai teologi ebrei non mistici e dai filosofi. Si crede inoltre in una triplice mwaqyanima, il cui livello più basso (mwaqcnefesh o vita animale) si dissolve negli elementi, lo strato intermedio (mwaqgruach o intelletto) va al mwaqkGan Eden (Paradiso), mentre il livello più alto (mwaqoneshamah o spirito) cerca l'unione con Dio.

Molti ebrei considerano mwaqw"mwaq0Tiqqun 'Olam" (o mwaq4riparazione/perfezionamento del mondo) come un motivo fondamentale per la creazione del mondo da parte di Dio. Pertanto, il concetto di "vita dopo la morte", nella visione ebraica, non è incoraggiata come unico fattore motivante nella pratica dell'Ebraismo. Infatti si ritiene che uno possa raggiungere la vicinanza a Dio anche in questo mondo, mediante la perfezione morale e spirituale.

Israele eletto per uno scopo

mwariDio scelse il mwarmpopolo ebraico per un'alleanza unica e speciale; la descrizione di questo patto è la mwarqmwaruTōrāh stessa. Contrariamente alla credenza popolare, gli ebrei non si limitano a dire che "Dio ha scelto gli ebrei". Questa affermazione, di per sé, non esiste in nessuna parte del mwaryTanakh (la mwarcBibbia ebraica). Tale diritto potrebbe implicare che Dio ama solo il popolo ebraico, che solo gli ebrei possono essere vicini a Dio, e che solo gli ebrei possono avere una ricompensa celeste. La vera affermazione fatta è che gli ebrei furono scelti per una missione specifica, un dovere: per essere una luce alle nazioni, e avere un patto con Dio come descritto nella mwargmwarkTōrāh. L'mwaroEbraismo ricostruzionista respinge anche questa variante di elezione, di popolo eletto, come moralmente superata.

mwarwRabbi mwar0Immanuel Jakobovits, ex mwar4Rabbino Capo della mwar8Gran Bretagna, descrive la visione tradizionale ebraica su questo tema: "Sì, io credo nel concetto del mwasapopolo eletto come affermato dall'Ebraismo nelle sue mwaseSacre Scritture, nelle sue preghiere e nella sua tradizione millenaria. In verità, io credo che ogni popolo – e di fatto, in maniera più limitata, ogni individuo – sia mwasieletto o destinato a qualche scopo speciale per realizzare i disegni della Provvidenza. Però, alcuni compiono la loro missione e altri no. Forse i greci furono scelti per i loro contributi unici all'arte e alla filosofia, i romani per i loro servizi innovativi in materia di diritto e di governo, gli inglesi per portare la regolamentazione parlamentare nel mondo, e gli americani per introdurre la democrazia in una società pluralistica. Gli ebrei furono scelti da Dio per essere mwasmriservati a Me come i pionieri della religione e della morale: ciò fu ed è il loro scopo nazionale."

La liturgia

Sebbene in una certa misura incorporate nella mwasyLiturgia e utilizzate per scopi di istruzione, queste formulazioni dei principi cardine dell'Ebraismo hanno l'importanza a loro impartita dai rispettivi autori e dalla loro fama sapienziale. Nessuna di esse ha acquisito un carattere autorevole analogo a quello dato dal mwascCristianesimo alle sue tre grandi formule di fede (il mwasgsimbolo degli apostoli, il mwasksimbolo niceno-costantinopolitano e il mwasosimbolo atanasiano), o la Kalimat al-Shahāda dei mwassmusulmani. Nessuno dei molti sommari prodotti dalle penne di mwaswfilosofi ebrei e mwas0rabbini è stato investito di importanza paragonabile e/o equiparabile.

La conversione all'ebraismo

A differenza di molte altre religioni, l'Ebraismo non ha fatto forti tentativi di mwatwconvertire i non-ebrei, anche se la conversione formale è permessa. La rettitudine, secondo la fede ebraica, non è limitata soltanto a coloro che hanno accettato la religione ebraica. E i mwat0giusti tra le nazioni che osservano le sette leggi fondamentali del Patto con mwat4Noè (mwat8Leggi noachiche) e la sua discendenza, sono riconosciuti a condividere la felicità dell'mwauaaldilà. Questa interpretazione della condizione dei non-ebrei ha reso inutile lo sviluppo di un atteggiamento missionario. Inoltre, le norme per la ricezione dei proseliti, sviluppate nel corso del tempo, dimostrano il carattere eminentemente pratico, cioè non-confessionale dell'Ebraismo. Il rispetto di alcuni riti - l'immersione nel mwauemikveh (bagno rituale), il mwauibrit milà (mwaumcirconcisione rituale), e l'accettazione delle mwauqmitzvot (comandamenti della Torah) come vincolanti - è la prova della fede dell'aspirante convertito. I proseliti sono istruiti sui principali punti della mwauuLegge ebraica, mentre la professione di fede richiesta si limita al riconoscimento dell'unità di mwauyDio e il rifiuto dell'mwaucidolatria. mwaugJudah ha-Levi (mwaukmwauoKuzari 1.115) pone l'intera questione in modo sorprendente quando dice:

«Non mettiamo la persona che si converte alla nostra religione su un piano di parità con noi mediante la sola professione di fede. Richiediamo anche le azioni, includendo tra queste l'autocontrollo, la purezza, lo studio della legge, la circoncisione e l'esercizio delle altre funzioni postulate dalla Torah.»

Per la preparazione del convertito, quindi, non viene impiegato nessun altro metodo di insegnamento se non quello richiesto per colui che è nato ebreo. Lo scopo dell'insegnamento è di trasmettere una conoscenza della mwau0Halakhah (legge ebraica), obbedienza alla quale si manifesta con l'accettazione dei principi religiosi basilari, vale a dire, l'esistenza di Dio e la missione di mwau4Israele come popolo dell'mwau8Alleanza.

I principi di fede e le mitzvot

La controversia se la pratica dei precetti mwavimitzvot nell'mwavmEbraismo sia intrinsecamente connessa ai principi di fede ebraici, è stata dibattuta da molti studiosi. mwavqMoses Mendelssohn, nella sua mwavuGerusalemme, ha difeso il carattere non dogmatico della pratica dell'Ebraismo. Piuttosto, egli ha affermato, le credenze dell'Ebraismo, anche se rivelate da Dio nella mwavyBibbia, si compongono di verità universali applicabili a tutta l'umanità. Rabbi Leopold Löw, insieme ad altri, ha sostenuto una tesi opposta e ha ritenuto che la teoria mendelssohniana sia stata portata oltre i suoi confini interpretativi legittimi. Alla base dell'osservanza della Legge sta sicuramente il riconoscimento di alcuni principi fondamentali, Löw asserisce, che culminano nella fede in Dio e nella mwavgRivelazione, e similmente nella dottrina della giustizia divina.

Il primo a tentare di formulare principi ebraici di fede fu mwavoFilone d'Alessandria, che enumerò cinque articoli: Dio è e regna; Dio è uno; il mondo è stato creato da Dio; la Creazione è una; e la provvidenza divina governa la mwavsCreazione.

Fede nella Legge Orale

Molti rabbini furono coinvolti in controversie con ebrei e non-ebrei, e dovettero fortificare la loro fede contro gli attacchi della filosofia contemporanea, nonché contro lo sviluppo dominante del Cristianesimo. La mwav4Mishnah (Trattato mwav8mwawaSanhedrin xi. 1) esclude dal mwaweMondo a venire gli mwawiEpicurei e coloro che negano la fede nella mwawmrisurrezione o l'origine divina della mwawqmwawuTōrāh. mwawyRabbi Akiva considerava eretici anche chi leggeva i mwawcSefarim Hetsonim - certi scritti estranei che non erano canonizzati - oltre a quei soggetti che guarivano mediante formule magiche esoteriche. Abba Saul designava come sospetto di infedeltà quanti pronunciavano il Nome ineffabile di Dio. Implicitamente, la dottrina opposta poteva essere considerata come ortodossa. D'altra parte, Akiva stesso dichiara che il comandamento di amare il prossimo è il principio fondamentale della Torah, mentre il rabbino Ben Asa assegna questa distinzione al versetto biblico: "Questo è il libro delle generazioni dell'uomo".

La definizione di mwawkHillel il Vecchio nella sua intervista con un aspirante alla conversione (Talmud, Trattato mwawomwawsShabbat 31a), afferma la mwawwregola d'oro come articolo fondamentale della fede. Un insegnante del mwaw0III secolo, il rabbino Simlai, traccia lo sviluppo di principi religiosi ebraici da mwaw4Mosè con i mwaw8613 mitzvot di proibizione e di ingiunzione; poi Davide, il quale, in base a questo rabbino, ne enumera undici; e mwaxaIsaia, con sei; e mwaxeMichea, con tre; poi mwaxiAbacuc che con semplicità e accortezza riassume la fede religiosa in una singola frase: "Il pio vive nella sua fede" (mwaxmTalmud, Mak., verso la fine). Siccome la legge ebraica prescrive che si deve preferire la morte ad un atto di mwaxqidolatria, all'incesto, all'impudicizia, o all'omicidio, è evidente inferenza che i rispettivi principi positivi sono ritenuti articoli fondamentali dell'Ebraismo.

Fede durante l'era medievale

La formazione dettagliata di articoli di fede non incontrò il favore dell'Ebraismo prima dell'mwaxcera medievale, quando gli ebrei furono costretti a difendere la propria fede da inquisizioni, dispute e polemiche sia islamiche che cristiane. La necessità di difendere la loro religione contro gli attacchi di altre filosofie indusse molti leader ebrei a definire e formulare le proprie credenze. mwaxgSaadya Gaon, col suo mwaxkEmunot ve-Deot, espose i principi fondamentali dell'mwaxoEbraismo elencandoli così:

«Il mondo è stato creato da Dio; Dio è uno e incorporeo; fede nella

rivelazione

(compresa l'origine divina della tradizione); l'uomo è chiamato alla giustizia e dotato di tutte le qualità necessarie della mente e dell'anima per evitare il

peccato

; fede nella ricompensa e punizione; l'

anima

è stata creata pura; dopo la morte, essa lascia il corpo; fede nella

risurrezione

;

aspettativa messianica

, castigo e giudizio finale.»

mwax0Yehuda Ha-Levi ha cercato, con l'opera mwax4mwax8Kuzari, di determinare i fondamenti dell'Ebraismo su un'altra base. Respinge tutti gli appelli alla ragione speculativa, ripudiando il metodo del mwayamwayeMotekallamin. I miracoli e le tradizioni sono, nel loro carattere naturale, sia l'origine che la prova della vera fede. In questa prospettiva, la ragione speculativa è considerata fallibile per l'impossibilità intrinseca di obiettività nelle analisi che abbiano implicazioni morali.

I 13 principi di fede di Maimonide

mwayuRabbi mwayyMoshe ben Maimon, meglio noto come mwaycMaimonide o "Il Rambam" (1135-1204 mwayge.v.), visse in un'epoca quando sia il mwaykcristianesimo che l'mwayoislam stavano sviluppando le rispettive teologie in maniera dinamica. Agli studiosi ebrei veniva spesso richiesto di dimostrare la loro fede a controparti di altre religioni. I 13 principi di fede del Rambam furono formulati nel suo mwayscommentario della mwaywmway0Mishnah (trattato mway4mway8Sanhedrin, cap. 10). Fu uno dei molti sforzi da parte di teologi ebrei del mwazaMedioevo per creare un tale elenco. Al tempo di Maimonide, i centri di cultura e di diritto ebraici erano dispersi geograficamente e l'Ebraismo non aveva più una autorità centralizzata che potesse dare un'approvazione ufficiale ai suoi principi di fede.

I 13 principi di Maimonide furono controversi quando proposti per la prima volta, provocando la critica dei teologi ebrei mwaziHasdai Crescas e mwazmJoseph Albo, disapprovando il fatto che riducessero al minimo l'accettazione di tutta la Torah (Rabbi S. di Montpelier, Yad Rama, Y. Alfacher, Rosh Amanah). I 13 principi furono quindi successivamente ignorati da gran parte della comunità ebraica per alcuni secoli.cite-ref-37[30] Nel corso del tempo, due repliche poetiche di questi principi (mwazgAni Ma'amin e mwazkYigdal) divennero canonizzate nel mwazolibro di preghiere ("Siddur"). Alla fine, i 13 principi di fede maimonidei diventarono, e sono tuttora, la professione di fede più ampiamente accettata.

Da rilevare che Maimonide, nell'elencare detti principi, incluse il seguente avvertimento: "Non esiste differenza tra [l'affermazione biblica] 'sua moglie era Mehithabel' [Genesi 10,6] da una parte [cioè, un versetto "non importante"] e 'Ascolta, O Israele' dall'altra [cioè, un versetto "importante"]... chiunque neghi anche tali versetti in tal modo nega Dio e mostra disprezzo per i suoi insegnamenti più di qualsiasi altro scettico, perché egli ritiene che la Torah possa essere divisa in parti essenziali e non essenziali ..." L'unicità dei 13 principi fondamentali era che anche un rifiuto per ignoranza poneva la persona fuori dall'Ebraismo, mentre il rifiuto del resto della Torah doveva essere un atto cosciente per definire la persona come non credente. Altri, come il rabbino Giuseppe Albo e il Raavad, criticarono la lista di Maimonide come contenente elementi che, sebbene veri, a loro parere non ponevano chi li respingeva per ignoranza nella categoria di eretici. Molti altri criticavano qualsiasi formulazione di questo tipo come riduttiva ai minimi termini l'accettazione di tutta la Torah (cfr. mwazwsupra). Comunque, come già affermato, né Maimonide né i suoi contemporanei vedevano questi principi come onnicomprensivi della fede ebraica, ma piuttosto come le basi teologiche fondamentali per l'accettazione dell'Ebraismo.cite-ref-38[Nota 8]

I principi di fede dopo Maimonide

I successori di mwa0mMaimonide, dal XIII al mwa0qXV secolo — mwa0uNahmanide, Abba Mari ben Moses, Simon ben Zemah Duran, mwa0gJoseph Albo, Isaac Arama e Joseph Jaabez — ridussero i suoi 13 articoli a tre credenze centrali: Fede in Dio; nella mwa0sCreazione (o mwa0wrivelazione); e nella mwa00Provvidenza (o retribuzione).

Altri, come Crescas e David ben Samuel Estella, proposero sette articoli fondamentali, con particolare attenzione al mwa1elibero arbitrio. D'altra parte, David ben Yom-Tob ibn Bilia, nel suo mwa1mYesodot ha-Maskil ("Fondamenti dell'Uomo Pensante"), aggiunge ai 13 di Maimonide, i suoi personali 13 — numero che scelse anche un contemporaneo di Albo; mentre Jedaiah Penini, nell'ultimo capitolo della sua opera mwa1uBehinat ha-Dat, elencò non meno di 35 principi cardinali.

mwa1cIsaac Abrabanel, nel suo mwa1gRosh Amanah, assunse la stessa posizione in merito al credo di Maimonide. Mentre difendeva Maimonide contro Hasdai e Albo, egli rifiutava però di accettare articoli dogmatici nell'Ebraismo, criticando qualsiasi formulazione che minimizzasse l'accettazione di tutti i mwa1k613 mitzvot.

L'influenza dell'illuminismo

Verso la fine del mwa10XVIII secolo, l'mwa14Europa fu travolta da un gruppo di movimenti intellettuali, sociali e politici, conosciuti nel loro complesso come mwa18Illuminismo. Questi movimenti promuovevano il libero pensiero e la ricerca scientifica, permettendo alle persone di mettere in discussione dogmi religiosi precedentemente incrollabili. Come per il mwa2aCristianesimo, anche l'mwa2eEbraismo sviluppò numerose risposte a questo fenomeno senza precedenti. Una di queste (mwa2imwa2mHaskalah) vedeva l'Illuminismo come positivo, mentre un'altra lo considerava come negativo. L'Illuminismo significava uguaglianza e libertà per molti ebrei in molti paesi, per cui si riteneva che dovesse essere accolto con grande favore. Lo mwa2qstudio scientifico dei testi religiosi permetteva alle persone di esaminare la mwa2ustoria dell'Ebraismo. Alcuni ebrei ritenevano che l'Ebraismo dovesse accettare il pensiero laico moderno e cambiare in base a queste nuove idee. Altri, invece, reputavano che la natura divina dell'Ebraismo precludesse la modifica di qualsiasi credenza fondamentale.

I gruppi che accettano un'influenza esterna nella pratica dell'Ebraismo sono conosciuti come mwa2cmwa2gconservatori e mwa2kmwa2oriformati. Gli ebrei che non hanno accettato nessun cambiamento fondamentale all'Ebraismo rabbinico sono conosciuti come mwa2smwa2wortodossi.

Teologia dell'Olocausto

A causa dell'enormità dell'mwa3aOlocausto, molti hanno riesaminato i concetti teologici classici sulla bontà di Dio e le sue azioni nel mondo. Altri mettono in discussione se si possa ancora aver fede dopo l'Olocausto. Alcune risposte teologiche a queste domande sono esplorate nella mwa3eTeologia dell'Olocausto.

Principi di fede nell'Ebraismo moderno

Principi dell'Ebraismo Ortodosso

L'mwa4mEbraismo ortodosso si considera essere in diretta continuità con l'mwa4qEbraismo rabbinico storico. Pertanto, come già esposto (cfr. mwa4usupra), accetta la speculazione filosofica e le dichiarazioni dogmatiche solo nella misura in cui esistono all'interno della mwa4ymwa4cTōrāh orale e scritta, e siano con essa compatibili. Nella pratica, gli ortodossi pongono estrema importanza sull'osservanza dei comandamenti. Il dogma viene considerato l'implicito puntello della pratica dei mwa4gmitzvot.

In base a questo, non esiste un'affermazione ufficiale di principi confessionali. Piuttosto, tutte le formulazioni fatte da passati autorevoli studiosi della Torah sono considerate possedere una possibile validità. Tuttavia, mwa4oi 13 principi di Maimonide hanno una certa priorità su altre formulazioni: spesso vengono pubblicati nei libri di preghiera e in molte congregazioni un inno (mwa4sYigdal)cite-ref-39[Nota 9] che li incorpora, è cantato il venerdì notte (l'inclusione dello Yigdal, tuttavia, non è esclusivo dell'Ebraismo ortodosso.)

Principi dell'Ebraismo Conservatore

L'mwa5iEbraismo conservatore si è sviluppato in mwa5mEuropa e negli mwa5qStati Uniti alla fine del mwa5u1800, quando gli ebrei reagirono ai cambiamenti introdotti dall'mwa5yIlluminismo e dall'emancipazione. Per molti versi fu una reazione a quelli che venivano considerati come gli eccessi del mwa5cmwa5gmovimento di riforma. Per gran parte della storia del movimento, l'Ebraismo conservatore deliberatamente evitò di pubblicare spiegazioni sistematiche di mwa5kteologia e di mwa5ofede; ciò era un tentativo consapevole di tenere insieme un'ampia coalizione. Tale preoccupazione scomparve quando l'ala sinistra del movimento si venne a staccare nel mwa5s1968 per formare il mwa5wmwa50movimento ricostruzionista, e dopo che la destra si staccò nel mwa541985 per formare l‘mwa58Unione dell'Ebraismo Tradizionale.

Nel mwa6e1988, il Consiglio Direttivo dell'Ebraismo Conservatore ha finalmente rilasciato una dichiarazione ufficiale di fede: "Emet Ve-Emunah: Dichiarazione dei Principi dell'Ebraismo Conservatore". La dichiarazione asseriva che un ebreo deve affermare certe credenze. Tuttavia, il rabbinato conservatore rilevava inoltre che la comunità ebraica non ha mai sviluppato alcun mwa6icatechismo obbligatorio. Quindi "Emet ve-Emunah" afferma la fede in Dio e nella rivelazione divina della Torah agli ebrei, ma afferma anche la legittimità di interpretazioni multiple di questi temi. L'mwa6mateismo, i concetti trinitari di Dio, e il mwa6qpoliteismo sono tutti ricusati. Anche tutte le forme di mwa6urelativismo, di letteralismo e di mwa6yfondamentalismo sono respinte. I conservatori sostengono che la mwa6cLegge ebraica è ancora valida e indispensabile, ma rispetto alla visione ortodossa, intrattengono anche una visione più aperta e flessibile di come legge si è sviluppata o si debba sviluppare .

Principi dell'Ebraismo Riformato

L'mwa6oEbraismo riformato, e in particolare quello mwa6snordstatunitense, ha avuto una serie di piattaforme confessionali ufficiali ma, in contrasto con l'mwa6wEbraismo rabbinico, respinge l'idea che gli ebrei debbano avere specifiche credenze. La prima piattaforma riformata è stata la mwa60Dichiarazione dei Principi ("La piattaforma Pittsburgh") del mwa641885cite-ref-40[31] - la dichiarazione adottata da una riunione di rabbini riformati degli mwa7mStati Uniti del 16-19 novembre mwa7q1885.

La piattaforma successiva – mwa7yThe Guiding Principles of Reform Judaism ("The Columbus Platform")cite-ref-41[32] – fu pubblicata dalla mwa7sCentral Conference of American Rabbis (CCAR) nel mwa701937.

La CCAR ha riscritto i suoi principi nel mwa781976 con il suo mwa8aReform Judaism: A Centenary Perspectivecite-ref-42[33] e riscritto ancora nel mwa8u1999 con una "Dichiarazione dei Principi per la Riforma dell'Ebraismo"cite-ref-43[34] Mentre le bozze originali della Dichiarazione del 1999 chiedeva agli ebrei riformati di prendere in considerazione alcune pratiche tradizionali su base volontaria, in seguito la maggior parte di tali suggerimenti vennero rimossi. La versione finale è pertanto simile alla dichiarazione del 1976.

Secondo la CCAR, l'autonomia personale ha sempre la precedenza su queste piattaforme; i laici non sono costretti ad accettare tutte, o anche solo qualcuna delle credenze indicate in queste piattaforme. il Presidente della mwa8sCentral Conference of American Rabbis (CCAR), mwa8wRabbi Simeon J. Maslin ha scritto un opuscolo sull'Ebraismo riformato, dal titolo mwa80What We Believe...What We Do... ("Cosa crediamo... Cosa facciamo..."). In esso si afferma che "se qualcuno dovesse tentare di rispondere a queste due domande autorevolmente a nome di tutti gli ebrei riformati, tali risposte sarebbero false. Perché? Perché uno dei principi guida dell'Ebraismo Riformato è l'autonomia dell'individuo. L'ebreo riformato ha il diritto di decidere se o meno associarsi a questa particolare credenza o a quella particolare pratica." L'Ebraismo riformato afferma "il principio fondamentale del mwa84Liberalismo: che l'individuo prenda in considerazione questo corpo di mwa88mitzvot e mwa9aminhagim in uno spirito di libertà e di scelta. Tradizionalmente mwa9eIsraele iniziò con mwa9iHarut, il comandamento inciso sulle mwa9mTavole, che poi divenne Libertà. L'ebreo riformato inizia con mwa9qherut (mwa9uebr. חרות, lett. mwa9ylibertà), la libertà di decidere quale sarà la mwa9cHarut - incisa sulle Tavole personali della propria vita."cite-ref-44[35]

Principi dell'Ebraismo Ricostruzionista

L'mwa94Ebraismo ricostruzionista è una denominazione mwa98americana che ha una mwa-ateologia mwa-enaturalista; questa teologia è una variante del naturalismo di mwa-iJohn Dewey. Il mwa-mnaturalismo di Dewey combinava convinzioni atee con terminologia religiosa per costruire una mwa-qfilosofia religiosamente soddisfacente per coloro che avevano perso la fede nella religione tradizionale. Il Ricostruzionismo nega che mwa-uDio sia personale o soprannaturale. Piuttosto, afferma che Dio sia la somma di tutti quei processi naturali che permettono all'uomo di diventare autosufficiente e realizzato. Rabbi mwa-yMordecai Kaplan ha scritto che "credere in Dio significa dare per scontato che è destino dell'uomo elevarsi al di sopra del mwa-cbruto ed eliminare tutte le forme di violenza e di sfruttamento da parte della società umana."

La maggior parte degli ebrei ricostruzionisti respinge il mwa-kteismo, e invece si definiscono mwa-oreligiosi naturalisti. Questi punti di vista sono stati criticati per il fatto che sono in realtà ateisti, e che sono stati resi accettabili agli ebrei cambiandone il termine. Una minoranza significativa di ricostruzionisti hanno rifiutato di accettare la teologia di Kaplan, e invece affermano una visione teistica di Dio.

Come per l'Ebraismo riformato, quello ricostruzionista sostiene che l'autonomia personale ha precedenza sulla Legge e la teologia ebraiche. Non chiede che i suoi aderenti intrattengano particolari credenze, né chiede che la mwa-wHalakhah sia accettata come normativa. Nel mwa-01986, l'Associazione Rabbinica Riconstruzionista (RRA) e la Federazione delle Congregazioni Ricostruzioniste (FRC) hanno approvato una "Piattaforma del Ricostruzionismo" ufficiale (in 2 pagine). Non è una dichiarazione obbligatoria di principi, ma piuttosto un consenso di credenze attuali. I punti principali della piattaforma sono:cite-ref-45[36]

• L'Ebraismo è il risultato di un naturale sviluppo umano. Non esiste un cosiddetto intervento divino.
• L'Ebraismo è una civiltà religiosa in evoluzione.
• mwa-ySionismo e mwa-caliyah (immigrazione in mwa-gIsraele) sono incoraggiati.
• I laici, e non solo i rabbini, possono prendere decisioni.
• La Torah non è stata ispirata da Dio, ma proviene solo dallo sviluppo sociale e storico del popolo ebraico.
• Tutte le idee classiche di Dio sono respinte. Dio viene ridefinito come la somma delle potenze o processi naturali, che permette all'uomo di ottenere l'autosufficienza e il miglioramento morale.
• L'idea che Dio mwa-0abbia scelto il popolo ebraico per un qualsiasi scopo, in qualsiasi modo, è "moralmente insostenibile", perché chiunque abbia tali credenze "implica la superiorità della comunità eletta e il rifiuto delle altre". Questo punto specifico pone gli ebrei ricostruzionisti in contrasto con tutti gli altri ebrei, siccome sembra accusare tutti gli altri ebrei di essere razzisti. Ebrei al di fuori del movimento ricostruzionista rifiutano strenuamente questa accusa.

Note

cite-note-3Nota 1. mwbauebr. mwbaytraslitt.: mwbacmwbagShituf (mwbakebraico: שיתוף; anche mwbaotraslitt. come mwbasshittuf o mwbawschituf; letteralmente "associazione") è un termine usato da fonti ebraiche per l'adorazione del mwba0Dio di Israele in una maniera che l'mwba4Ebraismo non ritiene essere mwba8monoteistica. Il termine connota una mwbbateologia che non è proprio mwbbepoliteistica, ma non deve esser considerata neanche puramente monoteistica. Il termine viene principalmente usato con riferimento alla mwbbiTrinità mwbbmcristiana dalle autorità legali ebraiche che desiderano distinguere il Cristianesimo dal vero e proprio mwbbqpoliteismo. Sebbene sia proibito all'ebreo di accettare una mwbbuteologia mwbbyshituf, ai non-ebrei è permesso, in una data forma, di riconoscere tale teologia senza esser considerati idolatri dagli ebrei. Detto ciò, se il Cristianesimo sia mwbbcshituf o un politeismo formale rimane una questione tuttora dibattuta dalla mwbbgteologia ebraica.
cite-note-13Nota 2. In mwbbwebraico: mwbb0mwbb4Ehyeh Asher Ehyeh (אֶהְיֶה אֲשֶׁר אֶהְיֶה), meglio tradotto con mwbb8Io mostrerò d'essere ciò che mostrerò d'essere, esprime l'immutabilità di Dio anche se dinanzi al movimento finito della Creazione della quale Egli si gloria e nella quale si diletta, quasi che qualcosa sia metaforicamente aggiunto alla Sua essenza comunque perfetta e senza alcuna necessità di cambiamento. Questo nome cela molte discussioni sul mwbcaTetragramma fatte dai Rabbini: presenta infatti le stesse lettere ebraiche. Viene anche tradotto con mwbceIo Sono Colui Che Sono senza una precisa attenzione alla forma grammaticale del verbo.
cite-note-19Nota 3. mwbcuOlam ha-zeh (mwbcyebr. עולם הזה, "questo mondo") è un concetto del mondo reale nell'Ebraismo e nella teologia ebraica classica. "Olam haZeh" indica il mondo di tutti i giorni, quello in cui viviamo, quel mondo coi suoi alti e bassi, salute e malattie e miriadi di imperfezioni.
cite-note-24Nota 4. Lmwbco'mwbcsEbraismo rabbinico o mwbcwRabbinismo (mwbc0ebraico: "mwbc4Yahadut Rabanit" - יהדות רבנית) è stato una forma centrale di mwbc8Ebraismo a partire dal mwbdaVI secolo mwbdee.v., dopo la codifica del mwbdiTalmud babilonese. Sviluppatosi dal mwbdmGiudaismo farisaico, l'Ebraismo rabbinico divenne una corrente predominante nell'ambito della mwbdqdiaspora ebraica tra il II e il VI secolo, con la redazione della mwbduLegge orale e del Talmud quali interpretazioni autorevoli delle mwbdyScritture ebraiche e per incoraggiare la pratica dell'Ebraismo in assenza dei sacrifici al mwbdcTempio e di altre osservanze non più possibili. L'Ebraismo rabbinico si basa sulla credenza che sul mwbdgMonte Sinai, mwbdkMosè abbia ricevuto direttamente da Dio la mwbdomwbdsTōrāh (mwbdwPentateuco) insieme anche ad una spiegazione orale delle mwbd0rivelazione, la "legge orale" che venne poi trasmessa da Mosè al suo popolo in forma orale.
cite-note-29Nota 5. mwbeemwbeiGenesis Rabba (mwbemB'reshith Rabba in mwbeqebraico: בראשית רבה) è un testo religioso del periodo classico dell'mwbeuEbraismo. È un mwbeymidrash che raccoglie una collezione di antiche interpretazioni mwbecomiletiche del mwbegLibro della Genesi (mwbekB‘reshith in ebraico).
cite-note-30Nota 6. Vedi anche "mwbe0Nathan il Babilonese", a cui viene attribuita l'opera.
cite-note-36Nota 7. Alternativamente mwbfeGehenna (mwbfigreco: γέεννα), mwbfmGehinnom (mwbfqebraico rabbinico: גהנום / גהנם) e mwbfuyiddish: mwbfyGehinnam, sono termini che derivano da un luogo fuori l'antica mwbfcGerusalemme noto nella mwbfgBibbia ebraica come la mwbfkValle del Figlio di Hinnom (mwbfoebraico גֵיא בֶן־הִנֹּם o גיא בן-הינום); una delle due valli principali che circondano la mwbfsCittà Vecchia di Gerusalemme.
cite-note-38Nota 8. Diversi studiosi mwbf8ortodossi asseriscono che l'interpretazione ortodossa popolare di questi principi non sono per nulla ciò che Maimonide intendeva che fosse: cfr. mwbgaint. al. Marc Shapiro e Menachem Kellner nella bibliografia di cui sotto.
cite-note-39Nota 9. mwbgqYigdal (mwbguebr.: mwbgyיִגְדָּל; mwbgcyighdāl, o mwbggיִגְדַּל; mwbgkyighdal; significa "mwbgoMagnifica [O Dio Vivente]") è un mwbgsinno mwbgwebraico che, insieme ad altri vari rituali, condivide il posto d'onore con mwbg0mwbg4Adon Olam all'inizio del servizio mattutino e a conclusione di quello serale. Si basa sui 13 principi di fede maimonidei e fu scritto dal poeta liturgico mwbg8romano Daniel ben Judah (mwbhaXIV secolo). Cfr. mwbheLeopold Zunz, "mwbhiLiteraturgeschichte", p. 507

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Collegamenti esterni

• mwbxuSurvey of Jewish Philosophy (jct.ac.il), rassegna di mwbxyfilosofia ebraica mwbxc(EN)
• mwbxkLetteratura rabbinica, di Sofia Cavalletti mwbxo(IT)